Ferruccio Ulivi (1975) racconta di Inella Labor

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Gli accenni di colore sembrano quasi sul punto di svanire, e nei brevi tratti che offrono la dimensione del paesaggio o degli oggetti non è difficile, alla perfine, riconoscere il gusto di una taciuta antologia, da certe atteninze postimpressioniste e postfauviste alla scia di un ricordo, di un pensiero di un pensiero di Dufy… è il candore bruciato del ricordo trova pure i suoi filamenti allusivi di colore, la sua delicata “civiltà” di pittura: in quell’area che va, appunto, tra l’annotazione impressionistica o l’arabesco, e la poetica post-matissiana dell’”appunto”.

Ferruccio Ulivi (1975)

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